Intervista per BariSera: Donne e politica

L’analisi psicopolitica di Maristella Buonsante

Poche candidate, pochissime elette. Ma senza arrendersi. Tra queste, Maristella Buonsante, medico psichiatra e psicologa, docente universitaria di Psicologia e Psichiatria e candidata capolista, alle ultime Regionali, come indipendente per i Socialisti autonomisti. Non eletta, ma non per questo disposta a chiudere la discussione intorno alla presenza delle donne nei partiti, nei luoghi di governo e, in definitiva, nei centri di potere. Una discussione che nel Centro e Nord Europa è avanzatissima, in Spagna seriamente avviata, e nel Meridione d’Italia, invece, sembra ancora non essere nemmeno seriamente iniziata

Perché le donne non vengono elette nel Meridione, in Italia, nel Mediterraneo?

“Perchè, in genere, siamo tenute ostinatamente fuori del potere, in genere, e dunque figuriamoci del sancta sanctorum (ahinoi così poco santo) del potere, il livello politico, dove si decide, chi, dove, quando, con chi. Perchè siamo giocatrici inesperte: nessuna confraternita ci ha trasmesso le regole del gioco. Anche chi, come me, per professione, è allenata da decenni a guardare le ripetizioni delle mosse, le tattiche, le strategie, le ridondanze dei gruppi, dei sistemi umani, siano familiari o lavorativi, trova non poche aree segrete.

Poi, anche quando hai capito dove sono i nodi, non è agevole scioglierli. E poi certe cose si possono solo …sussurrare. La parola è d’argento, il silenzio è d’oro. Da sempre gli uomini, sul potere, sono zitti zitti zitti. Anche quando l’imperatore è nudo, bisogna magnificarne i vestiti. E poi… Stiamo fresche a pensare che ci faranno tappeti rossi e si scosteranno per farci passare, in una città dove pure il mestiere si ruba (con gli occhi). Perchè, se fai caso, i termini di squadra sono maschili, fratellanza, con-fraternita. Dobbiamo coniare sororanza? Nomen omen, dietro i giochi linguistici si celano le fondamenta”.

E’ una questione di contenuto o di forma?

“Sono stata rimproverata, dopo una trasmissione televisiva, per la scarsa animosità ed, in genere, per la nostra serafica discussione. Mio fratello, benevolo, ha commentato: una trasmissione sulle donne in politica, non una tribuna politica. Una signora, pur complimentandosi per i contenuti che ho offerto, ha aggiunto: ma… troppo mosce, mi addormentavo! Un’altra: mancava solo il the con pasticcini. Mi rimane il dubbio che se ci fossimo scaldate, avrebbe -un altro uditorio- commentato: che isteriche…

Taccio per brevità di altri scritti biliosi, tipici di donne radical chic, prigioniere di luoghi comuni, e di chiacchiere da harem, il cui unico problema è  quanto inchinarsi al satrapo di servizio o, al massimo, alla validè di turno nel letto del sultano. Assai facile sarebbe stato per noi, anche in tutti gli scorsi anni, credo, essere elette così. Sarebbe bastato, forse, fornire la certezza, a chi conta, di essere docili”.

E dunque, qual è la strada giusta?

“E dunque, per essere elette in altra maniera, quella giusta, dobbiamo invece continuare ad andare in elezione senza perdere coraggio e continuare ad imparare. E senza farci intimorire da risultati apparentemente non buoni.. Quest’anno non pochi uomini mi hanno detto: per la prima volta voterò donna. Sono stata candidata al Parlamento Europeo, e quest’anno alle Regionali: il mio scopo fondamentale è stato infrangere il Regime e tornare alla democrazia.  Credo quindi di poter dire: ho vinto!”.

Quali sono i motivi per cui una donna dovrebbe insistere a impegnarsi in politica, nonostante tutte le difficoltà?

“La gravità della situazione politica, la vistosa depressione collettiva, il servilismo divenuto costume, il mobbing di sistema, la pratica dell’umiliazione, l’emergenza di personalità con larghe aree di sofferenza sado-masochista, la desertificazione affettiva, l’imperforabilità delle reti di potere, il burka comunicativo, la sistematica inversione del Diritto, la spinta del Potere verso identità personali rese fragili dalla mancanza di sicurezze sociali…. questo dobbiamo sconfiggere.

Nell’analisi che ho chiamato psicopolitica, solo le donne e i giovani potevano vincere. Abbiamo sacrificato, ancora, la nostra vittoria personale. Ma abbiamo perso la battaglia e vinto la guerra. Anche a san Sabino, a dicembre 2004, al piccolo gruppo di associazioni presenti, quando chiesi ‘è meglio vincere con persone lontane per metodo e contenuti da ciò che desideriamo, o perdere onorevolmente?’, nessuno di noi ha avuto dubbi. E poi… abbiamo anche stravinto! Un’impresa incredibile, che è stata quella di ragionare, convincere, persuadere, accettare gli scherni, le accuse di donchisciottismo, di ingenuità.

Poche -e pochi- Davide, armate di parole taglienti, coraggio, allegria, resistenza e Buone Stelle…. hanno abbattuto Golia potenti, organizzati, ricchi. Noi donne in elezione… con pochi soldi, senza giornali e mass media (tranne qualche gentiluomo e gentildonna), le ultime, anche dei Davide, ma non di certo peggiori! E ora? Ci faremo crescere le ali e fuggiremo via da una città di ingrati? Spero, proprio, no, no, e ancora no”.

Alessandra Falcolini
5 giugno 2005
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